Crisi finanziaria Italia. Governo Monti, 1° impegno nazionale: taglio ai costi della politica

crisi-finanziaria-italia-governo-manovra-monti-provvedimenti-interventi.jpgSe Atene piange, Roma non ride. Questo l’adagio economico degli ultimi mesi.

Purtroppo d’ora in poi si potrà dire la stessa cosa sostituendo Atene con Roma e Roma con Parigi, Amsterdam, Bruxelles, addirittura con Berlino e Washington.

Il debito pubblico sta esplodendo in mano ai governi più ricchi e sviluppati di tutto il mondo.

Adesso l’epicentro del terremoto finanziario è l’Italia e i suoi terminali sono la Spagna, la Francia, l’Olanda, il Belgio, la Gran Bretagna sino a oltre oceano gli Stati Uniti d’America da una parte e il Giappone dall’altra.

In caso di fallimento dell’Italia nessun governo ne istituzione internazionale potrà fermare l’onda d’urto che si sprigionerà in tutto il mondo.

Questo il professor Monti lo sa benissimo, come lo sanno altrettanto bene gli altri governi d’Europa e del mondo.

Lo sa la BCE, il WTO, l’FMI, la Banca Mondiale

Per questo servirà l’aiuto e la coesione di tutti, a partire dal popolo italiano, passando per i nostri litigiosi e inconcludenti partiti politici, sino alle istituzioni economiche europee e internazionali.

Sta nel governo di Mario Monti vincere la “formidabile sfida” come dice l’economista Nouriel Roubini. Ossia riuscire a trovare la cura miracolosa in grado di raggiungere al più presto il pareggio di bilancio dei conti pubblici e nel contempo sostenere la crescita del nostro paese.

Nella storia dei paesi occidentali moderni, crescita nazionale e pareggio di bilancio sono sempre stati due obiettivi inconciliabili fra loro. Dunque, ahinoi, la sfida oltre ad essere formidabile si fà anche memorabile

Per questo è fondamentale iniziare con il piede giusto. E ciò significa innanzitutto un netto taglio ai costi della politica.

Sono balle quelle di chi dice che i costi della politica sono ben poca cosa rispetto ai problemi dell’Italia. Se lo infilassero nel didietro il loro ottuso benaltrismo.

In Italia i costi della politica locale, regionale, nazionale ed europea superano i 9 miliardi di Euro. L’equivalente di una nuova manovra lacrime e sangue.

Certo i costi della politica non possono essere azzerati, questo è chiaro. Ma l’obiettivo del dimezzamento dei costi della politica è abbondantemente raggiungibile se si eliminano a tutti i livelli i vitalizi e gli assurdi privilegi di cui godono i nostri politici.

Ossia riduzione delle indennità e dei rimborsi spesa, niente più auto blu e scorte a chiunque ne faccia richiesta, abolizione di tutte le province, dimezzamento dei parlamentari e degli assessori regionali di tutte le regioni d’Italia.

L’elevato numero di parlamentari non ha portato alcun beneficio al nostro paese, sia in termini di democrazia che di benessere degli italiani (politici a parte naturalmente). Il confronto fra il numero di parlamentari in Italia e quello delle altre grandi democrazie del mondo è sconfortante, ad esempio i parlamentari italiani sono più di quelli degli Stati Uniti d’America…

Quasi cinque miliardi di euro in meno sui costi pubblici, equivalenti all’introito di quasi due punti di iva. Ecco cosa porterebbe il dimezzamento dei costi della politica italiana.

E invece il precedente governo ha preferito alzare l’iva di un punto…

Senza considerare il fatto che un serio e deciso scrificio da parte della classe politica è fondamentale per la sua stessa credibilità.

In sintesi siamo stufi di sentirci dire che la situazione è grave, mentre si spendono milioni di euro per mandare in giro i nostri generali in costosissime Maserati Quattroporte o vedere i tagli alle forze dell’ordine mentre i nostri carabinieri sono costretti a fare la scorta a soubrette, veline ed escort…

Approfondimenti

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La crisi finanziaria ha piegato l’Italia. Il governo Monti riuscirà a conciliare sviluppo economico e rigore dei conti pubblici? Può farcela ma innanzitutto serve rigore sui costi della politica.

Crisi finanziaria Italia. Governo Monti, 1° impegno nazionale: taglio ai costi della politicaultima modifica: 2011-11-17T16:13:00+01:00da giulia.gossip
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4 pensieri su “Crisi finanziaria Italia. Governo Monti, 1° impegno nazionale: taglio ai costi della politica

  1. concordo in pieno su tutto chi scrive e un odontotecnico , strumento dei dentisti utile a farli arricchire inutile in quanto la nostra professione e ferma al 1928 mai adeguata da allora

  2. Carissimi non e’ vero che e’ difficile ottenere il pareggio di bilancio e contemporaneamente ottenere una crescita alta. E’ sufficiente studiare le dinamiche della macroeconomia, materia sconosciuta alla maggior parte dei Professori di Economia. Basterebbe sapere che il deficit di bilancio non dipende da un eccesso di spesa ma semplicemente da un eccesso di importazioni (in senso lato) rispetto alle esportazioni. Per importazioni si intendono tutti gli esborsi di valuta verso l’estero (vedi anche pagamenti di interessi sul debito pubblico ad investitori stranieri). Per esportazioni si intendono tutti gli afflussi di denaro dall’ estero (anche turismo straniero). Detto e capito ciò il governo sappia su cosa agire per azzerare il deficit ed andare in surplus (incentivare il turismo straniero, incentivare l’acquisto di titoli di stato da parte di investitori nazionali, incentivare le esportazioni ecc.)Per quanto riguarda la crescita bisognerebbe che sappia che il PIL e’ dato (nella attuale situazione italiana) dalla spesa pubblica moltiplicata per l’inverso della pressione fiscale (48%). Quindi riducendo di 1% le imposte dirette sibaumenta del 2% il PIL mentre riducendo di 1% l’IVA aumenta di 1% il Pil. Ed il tutto senza modificare di un centesimo il gettito erariale che e’ indipendente dal livello impositivo e pari alla spesa pubblica più il saldo della bilancia dei pagamenti con l’estero.Per convincersi di questi semplici concetti basta fare una semplice simulazione su una filiera di contribuenti, cosa mai affrontata nei manuali di macroeconomia che si accontentano di enunciare i principi teorici, senza dedicarsi ai risultati pratici.Purtroppo i nostri governi passati, presenti e futuri ignorano questi principi credendo di risolvere il deficit tagliando la spesa ed aumentando le tasse, riducendo in tal modo il pil senza intaccare se non in maniera marginale il deficit. Come se per evitare la dispersione termica di un locale anziché intervenire sulle finestre si abbassa il riscaldamento!Che Dio illumini chi ci governa e buona fortuna a tutti!

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