Discorso di fine anno 2010 del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma, 31/12/2010: “discorso-fine-anno-giorgio-napolitano-presidente-repubblica-italiana.jpg Buonasera e buon anno a voi tutti, italiane e italiani di ogni generazione. Non vi stupirete, credo, se dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un’occupazione, cercano una strada...

Così l’incip del messaggio di fine anno 2010 del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.

Quest’anno il messaggio del capo dello stato è dedicato ai giovani italiani, alla speranza e al desiderio di una vita migliore per loro e per le generazioni a venire, ricordando che “la Democrazia è in scacco senza futuro per i giovani“.

Le parole chiave del discorso 2010

scelte, politica, crisi, globalizzazione, pace, sostenibilità, lavoro, economia, giovani, malessere, futuro, collettività, debito pubblico, generazioni future, finanza, pagamento delle imposte, forze politiche, scelte difficili, cultura, ricerca, formazione, università, riforma, crescita economica e sociale, studenti, parlamento, innovazione, produttività lavoro, ritardi, riforme mancate, coraggio politico, disuguaglianze sociali, disoccupazione, scacco democrazia, patrimonio storico, prove da affrontare, potenzialità, 150 anni unità d’Italia, riforma federale, sviluppo congiunto, impegno generale, esperienza di studio, rinnovamento università, missioni militari, Napoli, stranieri, augurio, buon 2011.

Il testo integrale del messaggio

Buona sera e Buon Anno a voi tutti, italiane e italiani di ogni generazione. Non vi stupirete, credo, se dedico questo messaggio soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un’occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell’Italia.

Incontrando di recente, per gli auguri natalizi, i rappresentanti del Parlamento e del governo, delle istituzioni e dei corpi dello Stato, ho espresso la mia preoccupazione per il malessere diffuso tra i giovani e per un distacco ormai allarmante tra la politica, tra le stesse istituzioni democratiche e la società, le forze sociali, in modo particolare le giovani generazioni. Ma non intendo tornare questa sera su tutti i temi di quell’incontro. Ribadisco solo l’esigenza di uno spirito di condivisione – da parte delle forze politiche e sociali – delle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare; e l’esigenza di un salto di qualità della politica, essendone in giuoco la dignità, la moralità, la capacità di offrire un riferimento e una guida.
Ma a questo riguardo voi che mi ascoltate non siete semplici spettatori, perché la politica siete anche voi, in quanto potete animarla e rinnovarla con le vostre sollecitazioni e i vostri comportamenti, partendo dalle situazioni che concretamente vivete, dai problemi che vi premono.

Siamo stati anche nel corso di quest’anno 2010 dominati dalle condizioni di persistente crisi e incertezza dell’economia e del tessuto sociale, e ormai da qualche tempo si è diffusa l’ansia del non poterci più aspettare – nella parte del mondo in cui viviamo – un ulteriore avanzamento e progresso di generazione in generazione come nel passato. Ma non possiamo farci paralizzare da quest’ansia : non potete farvene paralizzare voi giovani. Dobbiamo saper guardare in positivo al mondo com’è cambiato, e all’impegno, allo sforzo che ci richiede. Che esso richiede specificamente e in modo più pressante a noi italiani, ma non solo a noi: all’Europa, agli Stati Uniti. Se il sogno di un continuo progredire nel benessere, ai ritmi e nei modi del passato, è per noi occidentali non più perseguibile, ciò non significa che si debba rinunciare al desiderio e alla speranza di nuovi e più degni traguardi da raggiungere nel mondo segnato dalla globalizzazione. E innanzitutto è conquista anche nostra, è conquista della nostra comune umanità il rinascere di antiche civiltà, il travolgente sviluppo di economie emergenti, in Asia, in America Latina, in altre regioni – anche in Africa ci si è messi in cammino – rimaste a lungo ai margini della modernizzazione. E’ conquista della nostra comune umanità il sollevarsi dall’arretratezza, dalla povertà, dalla fame di centinaia di milioni di uomini e donne nel primo decennio di questo nuovo millennio. Paesi e popoli con i quali condividere lo slancio verso un mondo globale più giusto, più comprensivo dell’apporto di tutti, più riconciliato nella pace e in uno sviluppo davvero sostenibile. sollevarsi dall’arretratezza, dalla povertà, dalla fame di centinaia di milioni di uomini e donne nel primo decennio di questo nuovo millennio. Paesi e popoli con i quali condividere lo slancio verso un mondo globale più giusto, più comprensivo dell’apporto di tutti, più riconciliato nella pace e in uno sviluppo davvero sostenibile.

E’ in effetti possibile un impegno comune senza precedenti per fronteggiare le sfide e cogliere le opportunità di questo grande tornante storico. Siamo tutti chiamati a far fronte ancora alla sfida della pace, sempre messa a dura prova da persistenti e ricorrenti conflitti e da cieche trame terroristiche : della pace e della sicurezza collettiva, che esigono tra l’altro una nuova assunzione di responsabilità nella Comunità Internazionale da parte delle grandi potenze emergenti. Siamo chiamati a cogliere le opportunità di un processo di globalizzazione tuttora ambiguo nelle sue ricadute sul terreno dei diritti democratici e delle diversità culturali, ed estremamente impegnativo per continenti e paesi – l’Europa, l’Italia – che tendono a perdere terreno nell’intensità e qualità dello sviluppo.

Ecco, da questo scenario non possono prescindere i giovani nel porsi domande sul futuro.
Non possono porsele senza associare strettamente il discorso sull’Italia e quello sull’Europa, senza ragionare da italiani e da europei. Molto dipenderà infatti per noi dalla capacità dell’Europa di agire davvero come Unione: Unione di Stati e di popoli, ricca della sua pluralità, e forte di istituzioni che sempre meglio le consentano di agire all’unisono, di integrarsi più decisamente. Solo così si potrà non solo superare l’attacco all’Euro e una insidiosa crisi finanziaria nell’Eurozona, ma aprire una nuova prospettiva di sviluppo dell’economia e dell’occupazione nel nostro continente, ed evitare il rischio della sua irrilevanza o marginalità in un mondo globale che cresca lontano da noi. Sono convinto che questa sia una verità destinata a farsi strada anche in quei paesi europei in cui può serpeggiare l’illusione del fare da soli, l’illusione dell’autosufficienza.
Pensare con positivo realismo in termini europei equivale a non illuderci, in Italia, di poter sfuggire agli imperativi sia della sostenibilità della finanza pubblica sia della produttività e competitività dell’economia e più in generale del sistema-paese. D’altronde, sono convinto che quando i giovani denunciano un vuoto e sollecitano risposte sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato, ma di aver piuttosto diritto a un futuro di possibilità reali, di opportunità cui accedere nell’eguaglianza dei punti di partenza secondo lo spirito della nostra Costituzione.

Nelle condizioni dell’Europa e del mondo di oggi e di domani, non si danno certezze e nemmeno prospettive tranquillizzanti per le nuove generazioni se vacilla la nostra capacità individuale e collettiva di superare le prove che già ci incalzano. Tanto meno, ho detto, si può aspirare a certezze che siano garantite dallo Stato a prezzo del trascinarsi o dell’aggravarsi di un abnorme debito pubblico. Quel peso non possiamo lasciarlo sulle spalle delle generazioni future senza macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale.Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni ; e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l’oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall’abituale frastuono e da ogni calcolo tattico. morale.Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni ; e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l’oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall’abituale frastuono e da ogni calcolo tattico. Ma affrontare il problema della riduzione del debito pubblico e della spesa corrente, così come mettere mano a una profonda riforma fiscale, vuol dire compiere scelte significative anche se difficili. Si debbono o no, ad esempio, fare salve risorse adeguate, a partire dai prossimi anni, per la cultura, per la ricerca e la formazione, per l’Università? Che questa scelta sia da fare, lo ha detto il Senato accogliendo espliciti ordini del giorno in tal senso prima di approvare la legge di riforma universitaria. Una legge il cui processo attuativo – colgo l’occasione per dirlo a coloro che l’hanno contestata – consentirà ulteriori confronti in vista di più condivise soluzioni specifiche, e potrà essere integrato da nuove decisioni come quelle auspicate dallo stesso Senato.

Occorre in generale individuare priorità che siano riferibili a quella strategia di più sostenuta crescita economico-sociale che per l’Italia è divenuta – dopo un decennio di crescita bassa e squilibrata – condizione tassativa per combattere il rischio del declino anche all’interno dell’Unione Europea. Vorrei fosse chiaro che sto ragionando sul da farsi nei prossimi anni ; giudizi sulle politiche di governo non competono al Capo dello Stato, ma appartengono alle sedi istituzionali di confronto tra maggioranza e opposizione, in primo luogo al Parlamento. E vorrei fosse chiaro che parlo di una strategia, e parlo di priorità, da far valere non solo attraverso l’azione diretta dello Stato e di tutti i poteri pubblici, ma anche attraverso la sollecitazione di comportamenti corrispondenti da parte dei soggetti privati. Abbiamo, così, bisogno non solo di più investimenti pubblici nella ricerca, ma di una crescente disponibilità delle imprese a investire nella ricerca e nell’innovazione. Passa anche di qui l’indispensabile elevamento della produttività del lavoro : tema, oggi, di un difficile confronto – che mi auguro evolva in modo costruttivo – in materia di relazioni industriali e organizzazione del lavoro.
Reggere la competizione in Europa e nel mondo, accrescere la competitività del sistemapaese, comporta per l’Italia il superamento di molti ritardi, di evidenti fragilità, comporta lo scioglimento di molti nodi, riconducibili a riforme finora mancate. E richiede coraggio politico e sociale, per liberarci di vecchie e nuove rendite di posizione, così come per riconoscere e affrontare il fenomeno di disuguaglianze e acuti disagi sociali che hanno sempre più accompagnato la bassa crescita economica almeno nell’ultimo decennio.
Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Impoverimento di ceti operai e di ceti medi, specie nelle famiglie con più figli e un solo reddito. E ripresa della disoccupazione, sotto l’urto della crisi globale scoppiata nel 2008.
Gli ultimi dati ci dicono che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno ; e che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 anni e i 24 – ecco di nuovo il discorso sui giovani, nel suo aspetto più drammatico – ha raggiunto il 24,7 per cento nel paese, il 35,2 nel Mezzogiorno e ancor più disoccupazione, sotto l’urto della crisi globale scoppiata nel 2008.
Gli ultimi dati ci dicono che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno ; e che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 anni e i 24 – ecco di nuovo il discorso sui giovani, nel suo aspetto più drammatico – ha raggiunto il 24,7 per cento nel paese, il 35,2 nel Mezzogiorno e ancor più tra le giovani donne. Sono dati che debbono diventare l’assillo comune della Nazione. Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia : ed è in scacco la democrazia.

Proprio perché non solo speriamo, ma crediamo nell’Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo. C’è troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare : proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui siamo ricchi. Quelle che abbiamo accumulato nella nostra storia di centocinquant’anni di Italia unita.
Celebrare quell’anniversario, come abbiamo cominciato a fare e ancor più faremo nel 2011, non è perciò un rito retorico. Non possiamo come Nazione pensare il futuro senza memoria e coscienza del passato. Ci serve, ci aiuta, ripercorrere nelle sue asprezze e contraddizioni il cammino che ci portò nel 1861 a diventare Stato nazionale unitario, ed egualmente il cammino che abbiamo successivamente battuto, anche fra tragedie sanguinose ed eventi altamente drammatici. Vogliamo e possiamo recuperare innanzitutto la generosità e la grandezza del moto unitario : e penso in particolare a una sua componente decisiva, quella dei volontari. Quanti furono i giovani e giovanissimi combattenti ed eroi che risposero, anche sacrificando la vita, a quegli appelli per la libertà e l’Unità dell’Italia! Dovremmo forse tacerne, e rinunciare a trarne ispirazione? Ma quello resta un patrimonio vivo, cui ben si può attingere per ricavarne fiducia nelle virtù degli italiani, nel loro senso del dovere comune e dell’unità, e nella forza degli ideali.
Ed è patrimonio vivo quello del superamento di prove meno remote e già durissime, come il liberarci dalla dittatura fascista, il risollevarci dalla sconfitta e dalle distruzioni dell’ultima guerra, ricostruendo il paese e trovando l’intesa su una Costituzione animata da luminosi principi. No, nulla può oscurare il complessivo bilancio della profonda trasformazione, del decisivo avanzamento che l’Unità, la nascita dello Stato nazionale e la sua rinascita su basi democratiche hanno consentito all’Italia. Di quel faticoso cammino è stato parte il ricercare e stabilire – come ha voluto sottolineare ancora di recente il Pontefice, indirizzandoci un pensiero augurale che sentitamente ricambio – “giuste forme di collaborazione fra la comunità civile e quella religiosa”.

Sono convinto che nelle nuove generazioni sia radicato il valore dell’unità nazionale, e insieme il valore dello Stato unitario come presidio irrinunciabile nell’era del mondo globale. Uno Stato, peraltro, in via di ulteriore rinnovamento secondo un disegno di riforma già concretizzatosi nella legge sul federalismo fiscale. Sarà essenziale attuare di collaborazione fra la comunità civile e quella religiosa”. Sono convinto che nelle nuove generazioni sia radicato il valore dell’unità nazionale, e insieme il valore dello Stato unitario come presidio irrinunciabile nell’era del mondo globale. Uno Stato, peraltro, in via di ulteriore rinnovamento secondo un disegno di riforma già concretizzatosi nella legge sul federalismo fiscale. Sarà essenziale attuare quest’ultima in piena aderenza ai principi di “solidarietà e coesione sociale” cui è stata ancorata.
Sarà essenziale operare su tutti i piani per sanare la storica ferita di quel divario tra Nord e Sud che si va facendo perfino più grave, mentre risulta obbiettivamente innegabile che una crescita più dinamica dell’economia e della società nazionale richiede uno sviluppo congiunto, basato sulla valorizzazione delle risorse disponibili in tutte le aree del paese.
Il futuro da costruire – guardando soprattutto all’universo giovanile – richiede un impegno generalizzato. Quell’universo è ben più vasto e vario del mondo studentesco. A tutti rivolgo ancora la più netta messa in guardia contro ogni cedimento alla tentazione fuorviante e perdente del ricorso alla violenza. In particolare, poi, invito ogni ragazza e ragazzo delle nostre Università a impegnarsi fino in fondo, a compiere ogni sforzo per massimizzare il valore della propria esperienza di studio, e li invito a rendersi protagonisti, con spirito critico e seria capacità propositiva, dell’indispensabile rinnovamento dell’istituzione Università e del suo concreto modo di funzionare.

Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Che questa sia la strada giusta, ho potuto verificarlo in tante occasioni. Dall’incontro, nel gennaio scorso, con gli studenti di Reggio Calabria impegnati sul tema della legalità, a quello, in novembre, con i giovani volontari di Vicenza mobilitatisi per far fronte all’emergenza alluvione ; e via via potendo apprezzare realtà altamente significative. Penso ai giovani che con grandissima consapevolezza e abnegazione fanno la loro parte nelle missioni militari in aree di crisi : alle famiglie di quelli tra loro che sono caduti – purtroppo ancora oggi – e di tutti gli altri che compiono il loro dovere esponendosi a ogni rischio, desidero rinnovare stasera la mia, la nostra gratitudine e vicinanza. Penso ai giovani magistrati e ai giovani appartenenti alle forze di polizia, che contribuiscono in modo determinante al crescente successo nella lotta per liberare l’Italia da uno dei suoi gravi condizionamenti negativi, la presenza aggressiva e inquinante della criminalità organizzata.
Sì, possiamo ben aprirci la strada verso un futuro degno del grande patrimonio storico, universalmente riconosciuto, della Nazione italiana. Facciano tutti la loro parte : quanti hanno maggiori responsabilità – e ne debbono rispondere – nella politica e nelle istituzioni, nell’economia e nella società, ma in pari tempo ogni comunità, ogni cittadino. Dovunque, anche a Napoli : lasciatemi rivolgere queste parole di incitamento a una città per la cui condizione attuale provo sofferenza come molti in Italia. Faccia anche a Napoli la sua parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro.
Sentire l’Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro.
Sentire l’Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane alle più giovani. A tutti, dunque, agli italiani e agli stranieri che sono tra noi condividendo doveri e speranze, il mio augurio affettuoso, il mio caloroso buon 2011.

Messaggio di fine anno 2010 del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Discorso di fine anno 2010 del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitanoultima modifica: 2010-12-31T20:31:00+01:00da giulia.gossip
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11 pensieri su “Discorso di fine anno 2010 del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

  1. Cari amici,sono perfettamente d’accordo con Marcello e ht69. Più vedo questa situazione catastrofica della demente politica italiana e più mi convinco che l’unica soluzione possibile, anche se mi rendo conto che il mio è solo un sogno utopistico, sarebbe quella che alle prossime elezioni politiche gli italiani (esistono ancora?) avessero l’inteligenza, gli attributi e la libertà mentale per votare in blocco l’unica persona che secondo il mio modesto parere può dire di avere idee originali e di non avere niente a che fare con la casta di potere che è BEPPE GRILLO. Sono curioso di vederlo guidare da solo con il suo partito il paese per una legislatura e vedere quello che riesce a fare. Di certo sarebbe un esperimento interessante e comunque non potrebbe far ridere di più di quanto fanno le caricature di uomini politici che stanno al governo e in parlamento. Forse sarebbe l’ennesima delusione, ma al momento mi sembra l’unica scelta sensata se si vuole tentare una vera rivoluzione. Dico che il mio è solo un sogno utopistico perchè so benissimo che gli italiani, servili e sottomessi come sono, continueranno a votare per noia gli stessi padroni, attappandosi il naso e sperando nella loro elemosina.Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

  2. Non ci sono parole, a Napoli si dice “chi ha la vozza piena non capisce chi ce l’ha vuota”, questo discorso è di uno che ce l’ha molto, super piena, da buon comunista!!!!!!!!!. Il Governo é formato solo da politici che difendono i loro privilegi e STOP. Io se potessi farei una proposta, il Governo come le giurie popolari di un Tribunale, cioé 50% politici, 50% più uno sorteggiati tra gli italiani di tutte le regioni, e tra tutte le categorie, compreso i disoccupati. Vorrei vedere quando c’è da votare questi disumani aumenti se i PDL, PD, UDC etc. avrebbero vita facile, sono tutti buffoni che ti fanno capire che ti difendono, ed invece difendono solo i loro 12000/20000 euro al mese, compreso i commessi, traduttori etc della Camera dei Deputati ai quali pagano queste cifre per non fare sì che questi privilegi escano fuori dal “palazzo”. VERGOGNA, questa é solo vergogna e STOP. Da tre anni tutti gli italiani sono stati tartassati dal “BUNGA BUNGA”, e non dei veri problemi che aveva l’italia. Adesso sono tutti “verginelli” che vogliono aggiustare il mondo con un ginocchio, in culo a quelli che hanno sempre pagato, così aiutando proprio loro a prendersi lauti stipendi. E noi coglioni di turno continuiamo a votarli. Io dico solo che nel 2012, quando veramente si sentirà la crisi, scenderemo tutti in piazza a contestare questa democrazia del cazzo. Come si può pensare che con uno stipendi medio di 1000/1200 euro si possano pagare queste tasse e aumenti fatti? Solo un folle, pazzo scatenato come il sig. Monti può pensarlo, anche lui uno dalla “vozza” piena che non capisce che porterà povertà diffusa in tutta italia. E si fa vedere alla prima della Scala con la moglie pieza zeppa di diamanti e ori.Io non saprei da dove cominciare, sono solo a conoscenza che tra luce, gas, condominio, bolli vari, benzina, qualche vestito e mangiare, 1000 euro al mese non ci bastano. Vogliono portare alle rapine anche quelli che percepiscono 1000 euro a mese? Il sig. Monti non si é fatto questi conticini elementari? Per lui é matematica: totale degli italiani diviso il debito fa una cifra, e impone tutto con tasse da pagare. Loro, la casta, pagare questi aumenti sono solo un sorriso, noi un pianto continuo perché impossibili da pagare. Ma che economista è? è solo un matematico che fallirà la sua missione (poveretto), e basta. Per non parlare degli anziani ammalati, che l’età li porta ad essere più vulnerabili e che non possono curarsi per il caro medicinali, tanto la casta può farlo. E’ giusto questo? VIGLIACCHI, tanto morire per loro è la soluzione che porta a pagare meno pensioni, ecco perché hanno alzato l’età pensionabile. Uno paga per 67/70 la propria pensione sul proprio stipendio, e pochi ci arriveranno a prenderla, e per pochissimi anni oltre i 70, che loro hanno deciso. Dov’è la piazza ? Dov’è il PD che per il “BUNGA BUNGA” era sempre presente in tutte le piazze italiane a fare chiasso sperperando tanti soldini, e adesso? Forse sta risparmiando gli euro che serviranno per la prossima campagna elettorale, perché Berlusconi ha fatto votare a favore?Il loro unico obiettivo, quello che i partiti vogliono, è farsi eleggere per guadagnare 20000 euro al mese, e per avere il potere di governare, per mettere i loro uomini al comando di tutte le istituzioni e avere dalla loro parte appalti miliardari sistemando i loro figli, decidere in tutta italia chi deve guadagnare, chi deve lavorare, e chi no. Gli altri …………. non gli interessa NULLA degli altri, debbono solo pagare, pagare e STOP. Domanatevi una cosetta: governare è bello? NO, perchè sono responsabilità non indifferenti, decisioni impopolari da prendere, e allora perchè tutti i partiti vogliono governare? Per quello ho già detto, per il potere, perché il potere fa soldi ….. , solo per loro e per i loro partiti e gli uomini che li compongono. Soluzioni ? Nessuna finchè ci sarà questo tipo di democrazia, andiamo a votare, e seppure cambiamo gli uomini, al comando troveranno sempre i soliti Berlusconi, Bersani, Casini, Fini, Di Pietro, la bella Rosa Bindi e il seguito della casta, che insegneranno ai nuovi come comportarsi, un ricambio inutile.E i sindacati, anche loro d’accordo, perché se no avebbero scioperato com negli anni 70/80 30 giorni di sciopero, e non 2 ore. Anche loro sempre gli stessi, dagli stipendi d’oro. Non si sente altro che di licenziamenti di gente a 5 anni, messi su una strada con figli e famiglia da gestire, e senza speranza, VIGLIACCHI E SENZA CUORE, SONO SOLO CONTABILI DI MERDA. Ecco perchè penso ci sarà una specie di rivoluzione, perchè così non si può andare avanti. Ci vorrebbe sapere come proporre ed attuare ciò che ho già detto, a garanzia di tutte le categorie degli italiani, cioè la presenza al Governo del 50% più uno di persone umili sorteggiati tra tutti gli italiani.Forse per iniziare una rivoluzione “indolore” sarebbe l’unica strada da percorrere.Se c’è qualcuno che mi legge, qualcuno che conta”, qualcuno che considera “i morti di fame” tra gli italiani, e che sa come fare per iniziare questo, per raccogliere firme, mi dia un contatto in una risposta, un suo riferimento. Io risponderò privatamente, io ci sarò, da buon pensionato. Mettere i propri riferimenti, email etc. sul blog, in questo tipo d’italia, non conviene, perché la “casta”, quando vede iniziative che possono danneggiarli, non perdona.Bisogna coglierli di sorpresa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. Premetto che il discorsetto del vecchietto non l’ho sentito (avevo di meglio da fare) ma ho solo ascoltato i resoconti del giorno dopo.Da quello che ho capito si è trattato della solita paternale ipocrita e falsa di fine anno. Che noia!!! Mai niente di nuovo!!! Il solito discorsetto copia-incolla, sembra imbalsamato.Le sue lezioncine di fine anno se le tenesse per se, tanto non gliene frega niente a nessuno.E’ solo un politico corrotto che ha voluto ed appoggiato questo governo di banchieri che ci stanno letteralmente rovinando per arricchire le banche e la casta e vuole farsi passare per la Vergine immacolata dispensando banalità, moraline e buonismo a pioggia, come se fosse uno che con la politica italiana non c’entrasse niente.Per rispondere a Ivan Brunetti: e tu in questo stato, con qusti giornalisti lecca… ti aspetti di trovare lo share del vecchietto??? Io mi meraviglio che sia stato solo il 73% degli italiani a cambiare canale, vuol dire che ad un 27% piace farsi prendere per il culo.Buon anno a tutti.

  4. Sinceramente mi auguro che Lei e la sua cricca di banchieri massoni che NESSUN ITALIANO HA MAI VOTATO eche a Sua detta doveva attuare il ” lavoro sporco” che l’attuale classe politica non avrebbe mai attuato,e che invece ha aiutato a rapinarci con aumento di Iva,accise sui carburanti,gas,luce,tasse sui cibi alternativi(Mc Donalds,Spizzico ecc.),Irpef,e ammortizzatori sociali TOLTI dai contratti di solidarietà,ANDIATE A CASA;LEI verrà ricordato come IL PEGGIORE PRESIDENTE D’ITALIA IN QUANTO ha solo contribuito a tassare la popolazione,senza nessuna crescita in nessun campo.UNA VERA VERGOGNA.Noto tra l’altro che cercare lo “Share” del Suo discorso di fine anno è impossibile (aveva paura che si sapesse che il 73% degli italiani ha spento la tv o cambiato canale quando iniziò il Suo discorso?).D’altronde che si potevano aspettare gli italiani,i cittadini che sempre pagano ,quelli a reddito fisso,i pensionati,i giovani ,la piccola e media impresa,da un dittatore comunista quale è lei??????

  5. non mi sembra un gran “bel” discorso come qualcuno sostiene, ma piuttosto rivela una grossa incongruenza riguardo ai giovani; prima firma la legge gelmini, che sappiamo quali danni procura ai giovani togliendo loro qualsiasi speranza, poi , lemme lemme, dice loro di sperare. Ma x fare cosa? un mio conoscente, laureato alla bocconi, qui percepiva 2.500 € mese lavorando in una società eco elettrica, dal 1° gennaio , a monaco di baviera, 7.550 € + premi x mese semppre in una società eco elettrica. Napolitano ci esorta ad andare all’estero! con quel discorso pappetta senza sale. auguri a tutti

  6. (lettera diretta ad amici, tratto finale): “ho lasciato questo scritto perchè ha iniziato a parlare in TV il Presidente Napolitano. E’ la prima volta che ascolto il saluto di un presidente della rep. fino all’ultimo…e ne sono restato alquanto benevolmente stupìto. Al punto di ascoltare sino all’ultima parola del suo discorso e,sem-pre più l’interesse cresceva sempre più benevolmente e sempre più cresceva anche lo stupore nel notare che mai ha letto o si è fermato a leggere…sempre continuo e deciso…ed alla fine, an-che con un certo fervore e commozione quando le ultime parole del suo discorso durato a lungo senza mai una pausa, si è rivolto ai giovani, ai ragazzi, a tutti ed anche agli stranieri in Italia… Mai nessun presidente si è rivolto così, senza stancare, con fervore e commozione, amici e meno amici ed è a questo punto che si è maturato in me il desiderio di ascoltare sino in fondo e si è fatta strada la decisione di pubblicare tutto il suo discorso:giusto,quasi paterno, commovente e saggio, mai visto così Giorgio Napolitano quasi un ringraziamento sommesso è scaturito in me per le sue parole: decise, commoventi e severe, nello stesso tempo rivolto a tutti: politici, amici e meno amici, ai giovani, ai senza lavoro, insomma, come un padre di famiglia. Come un buon Re…e qui è la mia decisione spontanea di pubblicare tutto il discorso su T.P.

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