Cos’è il petrolio finanziario, il così detto “paper oil”?

Il petrolio finanziario è il petrolio scambiato in borsa.

Attualmente uno degli indicatori più seguiti per fissare il prezzo del petrolio è il contratto future del Light Crude Oil WTI al NYMEX (New York Mercantile Exchange).

Mentre presso l’International Petroleum Exchange (IPE) di Londra è quotato, sempre in dollari, il future che ha come sottostante il Brent. Questo derivato è altrettanto importante rispetto al Light Crude WTI in quanto copre circa due terzi delle contrattazioni mondiali di petrolio finanziario. All’IPE è anche trattato il contratto di opzione legato allo spread tra il Brent e il Light Crude WTI.

Tutti i futures principali sono contratti con termine a tre mesi che prevedono a scadenza o la consegna fisica (physically settled) franco oleodotto o raffineria, oppure il regolamento attraverso compensazioni in denaro tra il prezzo future pattuito e il prezzo del greggio a consegna immediata sul mercato (cash settled). Quest’ultima modalità rappresenta la smaterializzazione del petrolio fisico in petrolio finanziario chiamato appunto “paper-oil“.

  Che sta succedendo al prezzo del petrolio?

Le oscillazioni delle quotazione del petrolio sono sempre più frenetiche e vertiginose. Il prezzo del petrolio è cresciuto senza soste per 3 anni consecutivi, passando dai 40 dollari al barile di inizio 2005 a 148 dollari di primavera 2008 per poi colare a picco sino agli attuali 40 dollari nell’arco di neanche sei mesi. Forti accellerazione e ancor più rapidi decellerazioni. Qui sotto il grafico dell’andamento del prezzo del petrolio dal 2000 al 2008, il movimento è impressionte e non ha eguali nel passato.

Crisi finanziaria: grafico andamento del prezzo del petrolio a 5 anni

Montagne russe che hanno poco a vedere con la domanda “industriale” del petrolio, che certamente è andata crescendo sino a metà 2008 per poi calare ma con lenta gradualità e non certamente agli stessi ritmi del prezzo del petrolio.

  Allora qual’è il vero valore del petrolio?

Queste forti oscillazioni non dipendono dal “costo” del petrolio bensì dalla “quotazione” del petrolio finanziario, ossia il petrolio intermediato nei mercati finanziari mondiali sotto forma di futures, certificati, covered warrant, etf et similia.

Negli ultimi anni infatti il petrolio finanziario è divenuto il vero responsabile del prezzo del petrolio industriale. Questo è accaduto per una sommatoria di congiunture economiche e finanziare che possono essere sintetizzate all’estremo in due macro cause:

  1. La riduzione delle riserve mondiali di oro nero;
  2. L’azione speculativa del sistema finanziario mondiale che ha investito sul petrolio le imponenti somme provenienti dall’esplosione della bolla speculativa del “mattone” (entrato in crisi a causa dei mutui sub-prime americani).

Attualmente il petrolio è la risorsa naturale più scambiata sulle piazze finanziarie mondiali e tutti i mercati sono divenuti sensibilissimi alle fluttuazioni della sua quotazione. E così un rialzo del prezzo del petrolio si traduce in maggiori costi per la produzione industriale mondiale, si ripercuote sule stime degli utili e della crescita delle società quotate in borsa e soprattutto causa fiammate inflazionistiche difficilmente controllabili dalle ordinarie politiche monetarie dei singoli paesi.

  Come può il comune risparmiatore investire sul petrolio?

Gli strumenti finanziari a disposizione dei piccoli risparmiatori sono accorpabili in tre categorie principali:

  1. Futures, opzioni, derivati, certificati e covered warrant;
  2. Etf e fondi comuni di investimento;
  3. Azioni petrolifere, ossia azioni di società appartenenti al settore petrolifero (estrazione, raffinazione e distribuzione).

Sconsiglio al piccolo investitore di utilizzare gli strumenti della prima categoria. La terza categoria risente dell’influenza di numerosi altri fattori oltre che del prezzo del petrolio, per cui la seconda è quella più indicata se ci si vuole focalizzare solo ed esclusivamente sull’andamento del prezzo del petrolio.

Fra le due sottocategorie del punto due consiglio gli etf, hanno un minor costo di gestione rispetto ai fondi e sono ancor più correlati al sottostante.

Occorre infine ricordare e tenere sempre ben presente che il petrolio è quotato in dollari per cui tutte e tre le tipologie di strumenti finanziari illustrati risentono dell’andamento del dollaro.

  Ha senso investire sul petrolio ora che è sceso così in basso?

Nessuno può dirlo con assoluta certezza, ma quando e se il prezzo del petrolio scenderà significativamente sotto i 40 dollari al barile possiamo dire che acquistarlo sarà un buon affare se non nel breve termine certamente nel medio-lungo termine.

Per cui tieni sotto controllo la quotazione del petrolio, e torna a visitarmi spesso. Non mancherò di segnalarti il momento più propizio.

Nota a posteriori: in dicembre 2008 il prezzo del petrolio è arrivato a scendere sotto i 40 dollari a barile, per poi stabilizzarsi attorno ai 40 dollari e in breve risalire oltre i 44 dollari. Se si fosse acquistato il petrolio sotto i 40 dollari come consigliato, si avrebbe guadagnato circa il 10% in meno di 10 giorni…

Quotazione del prezzo petrolio di tipo Brent e Light Crude Oil WTI in tempo reale

In questo post puoi trovare il confronto delle due quotazioni di petrolio Brent e Light Crude Oil WTI aggiornate in tempo reale.

Grafico del prezzo petrolio aggiornato in tempo reale

Consulta il grafico del petrolio per conoscere  il suo andamento giornaliero in tempo reale. Da non perdere.

Il petrolio finanziario è il petrolio scambiato in borsa, la cui compravendita non coincide necessariamente con un reale scambio e consumo. Attualmente uno degli indicatori più seguiti per fissare il prezzo del petrolio è il contratto future del Light Crude Oil WTI al NYMEX (New York Mercantile Exchange). Mentre presso l’International Petroleum Exchange (IPE) di Londra è quotato, sempre in dollari, il future che ha come sottostante il Brent. Questo derivato è altrettanto importante rispetto al Light Crude WTI in quanto copre circa due terzi delle contrattazioni mondiali di petrolio finanziario. All’IPE è anche trattato il contratto di opzione legato allo spread tra il Brent e il Light Crude WTI. Tutti i futures principali sono contratti con termine a tre mesi che prevedono a scadenza o la consegna fisica (physically settled) franco oleodotto o raffineria, oppure il regolamento attraverso compensazioni in denaro tra il prezzo future pattuito e il prezzo del greggio a consegna immediata sul mercato (cash settled). Quest’ultima modalità rappresenta la smaterializzazione del petrolio fisico in petrolio finanziario chiamato appunto “paper-oil”. Che sta succedendo al prezzo del petrolio? Le oscillazioni delle quotazione del petrolio sono sempre più frenetiche e vertiginose. Il prezzo del petrolio è cresciuto senza soste per 3 anni consecutivi, passando dai 40 dollari al barile di inizio 2005 a 148 dollari di primavera 2008 per poi colare a picco sino agli attuali 40 dollari nell’arco di neanche sei mesi. Forti accellerazione e ancor più rapidi decellerazioni. Qui sotto il grafico dell’andamento del prezzo del petrolio dal 2000 al 2008, il movimento è impressionte e non ha eguali nel passato. Crisi finanziaria: grafico andamento del prezzo del petrolio a 5 anni Montagne russe che hanno poco a vedere con la domanda “industriale” del petrolio, che certamente è andata crescendo sino a metà 2008 per poi calare ma con lenta gradualità e non certamente agli stessi ritmi del prezzo del petrolio. Allora qual’è il vero valore del petrolio? Queste forti oscillazioni non dipendono dal “costo” del petrolio bensì dalla “quotazione” del petrolio finanziario, ossia il petrolio intermediato nei mercati finanziari mondiali sotto forma di futures, certificati, covered warrant, etf et similia. Negli ultimi anni infatti il petrolio finanziario è divenuto il vero responsabile del prezzo del petrolio industriale. Questo è accaduto per una sommatoria di congiunture economiche e finanziare che possono essere sintetizzate all’estremo in due macro cause: 1. La riduzione delle riserve mondiali di oro nero; 2. L’azione speculativa del sistema finanziario mondiale che ha investito sul petrolio le imponenti somme provenienti dall’esplosione della bolla speculativa del “mattone” (entrato in crisi a causa dei mutui sub-prime americani). Attualmente il petrolio è la risorsa naturale più scambiata sulle piazze finanziarie mondiali e tutti i mercati sono divenuti sensibilissimi alle fluttuazioni della sua quotazione. E così un rialzo del prezzo del petrolio si traduce in maggiori costi per la produzione industriale mondiale, si ripercuote sule stime degli utili e della crescita delle società quotate in borsa e soprattutto causa fiammate inflazionistiche difficilmente controllabili dalle ordinarie politiche monetarie dei singoli paesi. Come può il comune risparmiatore investire sul petrolio? Gli strumenti finanziari a disposizione dei piccoli risparmiatori sono accorpabili in tre categorie principali: 1. Futures, opzioni, derivati, certificati e covered warrant; 2. Etf e fondi comuni di investimento; 3. Azioni petrolifere, ossia azioni di società appartenenti al settore petrolifero (estrazione, raffinazione e distribuzione). Sconsiglio al piccolo investitore di utilizzare gli strumenti della prima categoria. La terza categoria risente dell’influenza di numerosi altri fattori oltre che del prezzo del petrolio, per cui la seconda è quella più indicata se ci si vuole focalizzare solo ed esclusivamente sull’andamento del prezzo del petrolio. Fra le due sottocategorie del punto due consiglio gli etf, hanno un minor costo di gestione rispetto ai fondi e sono ancor più correlati al sottostante. Occorre infine ricordare e tenere sempre ben presente che il petrolio è quotato in dollari per cui tutte e tre le tipologie di strumenti finanziari illustrati risentono dell’andamento del dollaro. Ha senso investire sul petrolio ora che è sceso così in basso? Nessuno può dirlo con assoluta certezza, ma quando e se il prezzo del petrolio scenderà significativamente sotto i 40 dollari al barile possiamo dire che acquistarlo sarà un buon affare se non nel breve termine certamente nel medio-lungo termine. Per cui tieni sotto controllo la quotazione del petrolio, e torna a visitarmi spesso. Non mancherò di segnalarti il momento più propizio. Nota a posteriori: in dicembre 2008 il prezzo del petrolio è arrivato a scendere sotto i 40 dollari a barile, per poi stabilizzarsi attorno ai 40 dollari e in breve risalire oltre i 44 dollari. Se si fosse acquistato il petrolio sotto i 40 dollari come consigliato, si avrebbe guadagnato circa il 10% in meno di 10 giorni… Quotazione del prezzo petrolio di tipo Brent e Light Crude Oil WTI in tempo reale. In questo post puoi trovare il confronto delle due quotazioni di petrolio Brent e Light Crude Oil WTI aggiornate in tempo reale. Grafico del prezzo petrolio aggiornato in tempo reale. Consulta il grafico del petrolio per conoscere il suo andamento giornaliero in tempo reale. Da non perdere.

Cos’è il petrolio finanziario, il così detto “paper oil”?ultima modifica: 2008-12-18T01:01:00+01:00da giulia.gossip
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3 pensieri su “Cos’è il petrolio finanziario, il così detto “paper oil”?

  1. @ caegio ha scritto lunedì, 07 marzo 2011Caro caegio, dal 2009 ad oggi investire in paper oil è stato comunque un affare, basti pensare che in questi giorni siamo tornati ai valori di settembre 2008.Chi avesse avuto il caraggio di investire 20.000 $ all’inizio della primavera del 2009 e avesse mantenuto l’investimento sino a questi giorni, ora si troverebbe con un patrimonio praticamente triplicato ossia con quasi 60.000 $. Niente male come investimento vero?Chiaramente occorreva il coraggio di investire sul petrolio allora e la forza mentale di mantenere l’investimento nonostante che già lo scorso anno il petrolio aveva più che raddoppiato il suo valore.Arrivati ai giorni nostri, c’è poco da dire. Siamo sui massimi, il valore del petrolio può certamente ancora incrementarsi e anche di abbastanza sino a 110 $ con limite a 120 $ al barile. Ma non può più raddoppiare in così breve tempo come tra il 2009 e il 2011. Ora tutto dipende dallo sviluppo della rivolta in Libia, e dal rischio che il movimento di protesta contagi altri paesi arabi grandi esportatori di petrolio. Se questo non avverrà il prezzo del petrolio finirà per scendere non appena la situazione in Libia si sarà calmata, la discesa sarà anche abbastanza rapida sino a livelli di relativa tranquillità tra gli 80 $ e i 90 $ al barile.Mentre se continueranno le tensioni sociali e politiche dei paesi del magreb allora il petrolio stazionerà a lungo attorno ai 110$ al barile.Infine in caso di contagio agli altri paesi arabi, il petrolio schizzerà anche oltre i 120 $ al barile, e a quel punto saranno problemi seri per tutti, non solo per gli arabi :(Spero di esserti stato d’aiuto, ciao :)SampeiPS: ti ho potuto aiutare perchè un’altra persona di questo blog mi ha gentilmente aiutato. Partecipa anche tu a questa semplice iniziativa, è sufficiente aiutare un’altra persona dando un’informazione utile o segnalando le pagine di questo blog tramite i tuoi siti internet, social network (facebook, twitter, …) o con il semplice passaparola. Perchè più siamo e più possiamo aiutare 🙂 grazie

  2. mi farebbe piacere avere un commento o una riflessione sul “paper-oil” in questo ultimo contesto alla luce di quanto sta avvenendo nei paesi nord africa.Grazie.Giorgio

  3. Quanto ha influito secondo voi l’incetta di petrolio (aumento vertiginoso della domanda e quindi dell’offerta) fatta dai cinesi nel periodo precedente le olimpiadi e ora la successiva riduzione della domanda a parità di offerta (che infatti i produttori stanno riducendo di conseguenza per evitare l’ulteriore crollo dei prezzi) ?Alcuni blog indicato questa come la motivazione principale.Ciao,Mario

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