Unicredit banca rischia il fallimento? La crisi si accanisce sul gruppo di piazza Cardusio

Conto corrente Unicredit

Unicredit è la prima banca in Italia ed è anche la banca made in Italy più “internazionalizzata”. L’unico istituto italiano che ha improntato un progetto internazionale serio, credibile e redditizio. Il cui progetto di sviluppo industriale è focalizzato in particolar modo sui paesi dell’Est Europa.

Ma il mercato, complice soprattutto i grossi problemi in casa della consorella HVB, ha punito pesantemente il titolo di Piazza Cordusio.

Ora il mercato si domanda (e con lui tutti i correntisti Unicredit): che succederà? E’ possibile che Unicredit finisca in default? Oppure il fallimento è un’ipotesi lontana e  totalmente destituita di fondamento? Il titolo continuerà a calare o finalmente arresterà la sua caduta?

La risposta a queste domande ce l’ha data il primo ministro italiano Silvio Berlusconi: “Nessuna banca italiana fallirà” e il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ne ha motivato e rafforzato l’affermazione in un’udienza pubblica della Camera e successivamente predisponendo un decreto ad hoc sulla crisi deòòe banche.

A rafforzare ulteriormente l’indicazione di basso rischio di default di Unicredit Group è stata la decisione di fine ottobre 2008 della Libia di acquistare il 4% del gruppo e la successiva dichiarazione di voler salire sino al 5%.

Quanto detto e sinora predisposto dal governo non significa che le azioni di Unicredit sono al sicuro da ulteriori svalutazioni o che non ci sono più rischi di default, ma semplicemente che nel caso in cui Unicredit si dovesse trovare in seria difficoltà sarà salvata dal governo Italiano che provvederà ad acquistare parte delle sue azioni e a ricapitalizzare opportunamento l’istituto bancario guidato da Profumo garantendo in questo modo correntisti e creditori.

Nella peggiore delle evenienze dunque il salvataggio previsto tutelerà sicuramente i correntisti e chi detiene obbligazioni della banca. Mentre le azioni della banca e una serie di prodotti finanziari facenti riferimento a Unicredit Group subiranno forti oscillazioni.

Ricordo che tutti i conti correnti italiani godono della garanzia del Fondo Interbancario italiano di Tutela dei Depositi (FITD) che garantisce il rimborso sino a un massimo di 103 mila euro (per la precisione: 103.291,38 euro) delle cifre depositate in una banca poi fallita.  E che la protezione del fondo interbancario vale sia per i conti correnti tradizionali, che per quelli online (ad esempio: IwBank, Fineco, Webank, zerotondo, Chebanca, websella.it), che per i semplici conti deposito (ad esempio: Conto Arancio di Ing Direct, Conto Santander, …)

Per cui non facciamoci prendere dal panico, riequilibriamo la nostra liquidità al fine di spalmare opportunamente il rischio su più banche appartenenti a gruppi indipendenti. Tieni sempre d’occhio questo blog. Cercheremo di aggiornare puntualmente i nostri lettori sullo stato di crisi di Unicredit e più in generale sull’evoluzione della crisi finanziaria. A tal fine ti consiglio il post con le ultime notizie su Unicredit aggiornato in tempo reale e i commenti del focus group su Unicredit.

Analogo discorso vale per le banche del gruppo Unicredit: Fineco Bank, Banca di Roma, Bipop Carire, Banco di Sicilia che sono identificabili in tutto e per tutto con Unicredit Group.

Infine segnalo l’articolo in cui si affronta lo spinoso tema del rimborso delle somme depositate in caso di fallimento bancario.

Unicredit fallirà come Lehman Brothers. Così sembrano scommettere i trader di tutto il mondo. Ma ha senso tutto ciò? Per noi no! Unicredit è la prima banca in Italia ed è anche la banca made in Italy più “internazionalizzata”. L’unico istituto italiano che ha improntato un progetto internazionale serio, credibile e redditizio. Il cui progetto di sviluppo industriale è focalizzato in particolar modo sui paesi dell’Est Europa. Ma il mercato, complice soprattutto i grossi problemi in casa della consorella HVB, ha punito pesantemente il titolo di Piazza Cordusio. Ora il mercato si domanda (e con lui tutti i correntisti Unicredit): che succederà? E’ possibile che Unicredit finisca in default? Oppure il fallimento è un’ipotesi lontana e totalmente destituita di fondamento? Il titolo continuerà a calare o finalmente arresterà la sua caduta? La risposta a queste domande ce l’ha data il primo ministro italiano Silvio Berlusconi: “Nessuna banca italiana fallirà” e il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ne ha motivato e rafforzato l’affermazione in un’udienza pubblica della Camera e successivamente predisponendo un decreto ad hoc sulla crisi deòòe banche. A rafforzare ulteriormente l’indicazione di basso rischio di default di Unicredit Group è stata la decisione di fine ottobre 2008 della Libia di acquistare il 4% del gruppo e la successiva dichiarazione di voler salire sino al 5%. Quanto detto e sinora predisposto dal governo non significa che le azioni di Unicredit sono al sicuro da ulteriori svalutazioni o che non ci sono più rischi di default, ma semplicemente che nel caso in cui Unicredit si dovesse trovare in seria difficoltà sarà salvata dal governo Italiano che provvederà ad acquistare parte delle sue azioni e a ricapitalizzare opportunamento l’istituto bancario guidato da Profumo garantendo in questo modo correntisti e creditori. Nella peggiore delle evenienze dunque il salvataggio previsto tutelerà sicuramente i correntisti e chi detiene obbligazioni della banca. Mentre le azioni della banca e una serie di prodotti finanziari facenti riferimento a Unicredit Group subiranno forti oscillazioni. Ricordo che tutti i conti correnti italiani godono della garanzia del fondo interbancario italiano di tutela dei depositi che garantisce il rimborso sino a un massimo di 103 mila euro (per la precisione: 103.291,38 euro) delle cifre depositate in una banca poi fallita. E che la protezione del fondo interbancario vale sia per i conti correnti tradizionali, che per quelli online (ad esempio: IwBank, Fineco, Webank, zerotondo, Chebanca, websella.it), che per i semplici conti deposito (ad esempio: Conto Arancio di Ing Direct, Conto Santander, …) Per cui non facciamoci prendere dal panico, riequilibriamo la nostra liquidità al fine di spalmare opportunamente il rischio su più banche appartenenti a gruppi indipendenti e teniamo sempre d’occhio questo blog. Vi aggiornerò puntualmente sullo stato di crisi e su quali contromisure prendere di volta in volta. Analogo discorso vale per le banche del gruppo Unicredit: Fineco Bank, Banca di Roma, Bipop Carire, Banco di Sicilia che sono identificabili in tutto e per tutto con Unicredit Group. Infine segnalo l’articolo in cui si affronta lo spinoso tema del rimborso delle somme depositate in caso di fallimento bancario.

Unicredit banca rischia il fallimento? La crisi si accanisce sul gruppo di piazza Cardusioultima modifica: 2008-10-14T08:10:00+02:00da giulia.gossip
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6 pensieri su “Unicredit banca rischia il fallimento? La crisi si accanisce sul gruppo di piazza Cardusio

  1. da venti anni cerco di risparmiare qualcosa per il futuro della famiglia (sono fatto all’antica), oggi 6gennaio 2012 il tg1 dice che unicredit in una settimana ha bruciato un terzo del suo valore e “diversificato” il mio risparmio secondo i loro consigli, obbligazioni, previdenza, assicurazione a diversi anni ( in totale sup a 100.000 ed inf. a 150.000) cointestato con mia moglie, che fare?

  2. 12/09/2011oggi con una quotazione al disotto di un euro, cosa succederà ai risparmiatori di Unicredit che posseggono le sue obbligazioni e che peraltro continua ad emettere a tassi molto alti?

  3. Chi ha un conto corrente su Unicredit Banca o su una banca del gruppo come si deve comportare dopo il crollo delle azioni Unicredit e il rischio di fallimento della Banca? Questo post affronta il problema e indica ai risparmiatori la migliore strategia al momento disponibile.

  4. Chi ha un conto corrente su Unicredit Banca o su una banca del gruppo come si deve comportare dopo il crollo delle azioni Unicredit e il rischio di fillamento della Banca? Questo post affronta il problema e indica la migliore strategia al momento disponibile.

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