«CRISI»


mercoledì, 09 maggio 2012

Alternative all'austerity dell'eurozona: gli scenari per evitare il fallimento di Grecia, Portogallo, Spagna, Italia e l'esplosione dell'Euro

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L'austerity fine a se stessa non porta da nessuna parte, ce lo insegna la profonda crisi economica in cui versa la Grecia nonostante la severa cura a base di tagli e sacrifici voluta dal cancelliere tedesco Angela Merkel complice l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy.

E' necessario un piano B per combattere efficacemente la crisi del debito sovrano dei paesi mediterranei della zona Euro.

Il quotidiano Washington Post delinea sei scenari alternativi per rilanciare l'economia dell'Europa ed evitare i fallimenti di Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. Default a catena che a loro volta determinerebbero il naufragio della moneta unica europea.

In sintesi ecco le possibili alternative individuate dal Washington Post:

- uscita dall'area Euro di alcuni o tutti i paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna)

- rialzo dell'inflazione e svalutazione dell'Euro

- investimenti in infrastrutture dei paesi dell'area euro con i conti a posto

- emissioni di Eurobond comunitari, ossia di obbligazioni di debito comune europeo

- raccolta di nuovi e più sostanziosi fondi in grado di proteggere i PIIGS dal default

- integrazione fiscale di tutti i membri dell'area Euro

Purtroppo la maggior parte degli scenari alternativi non sono percorribili a causa del pesante veto della Germania che vive una fase di robusto benessere a cui non vuole rinunciare per aiutare i paesi che non hanno rispettato gli accordi di Maastricht.

Alla luce di tutto ciò lo scenario dell'uscita dall'Eurozona di Grecia e altri paesi PIIGS sembra il favorito.

Ma non tutto è stato già scritto, maya permettendo nel 2013 sia in Germania che in Italia si terrano le elezioni politiche nazionali. Se la Germania boccerà la Merkel e il partito pro Europa prevarrà allora lo scenario degli Eurobond e di una maggiore integrazione fiscale fra i paesi dell'unione europea avrà una chances concreta di successo.

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Titolo: Alternative all'austerity dell'eurozona: gli scenari per evitare il fallimento di Grecia, Portogallo, Spagna, Italia e l'esplosione dell'Euro | Pubblicato mercoledì, 09 maggio 2012 | Sezione: Crisi economica | Commenti (2) | Trackback (0) | Tag: crisi finanziaria, crisi economica, austerity, austerity europa, austerity 2012, crisi, economia, euro | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us |  Facebook

domenica, 27 febbraio 2011

Unicredit Libia: la crisi libica si riversa sul primo gruppo bancario italiano dove i libici sono i primi azionisti

unicredit-libia-crisi-rivolta-2011-group-azione-comunicato-stampa-11.jpgQuesto articolo si sarebbe anche potuto chiamare:

Libiacredit: il matrimonio che non si doveva fare

Una semplice ma coraggiosa domanda

In questa curiosa e bizzarra Italia del bunga-bunga nessun giornale nazionale, ne tantomeno alcun singolo blasonato giornalista, si è ancora posto questa semplice ma fondamentale domanda:

Perchè il primo azionista del più importante gruppo bancario italiano è la Libia?

L'umile autore di questo articolo non può certo ambire a rispondere al quesito gordiano. Tuttavia può dare il suo piccolo e modesto contributo alla causa, scomponendo l'ineffabile arcano in tre sotto-domande:

1) Perchè il primo azionista di Unicredit deve essere un fondo sovrano?

2) Perchè il fondo sovrano deve essere una nazione straniera?

3) Perchè la nazione straniera deve essere proprio la Libia?

Tre umili risposte

Ecco, proverò a dare la mia personalissima spiegazione a ciascuno di questi tre interrogativi:

1) Per dare stabilità e solidità a una compagine azionaria frazionata e dagli interessi contrapposti

2) Perchè la bunga-bunga republic ha sin troppi problemi sul fronte del suo debito pubblico per farsi carico in toto di un'eventuale crisi finanziaria del primo gruppo bancario italiano

3) Perchè la Libia sino a un mese fa appariva ai più come una nazione che navigava felice e placida nei petrodollari, desiderosa di espandere il suo colonialismo finanziario sino alle coste dell'italica nazione, che aveva da oltre 30 anni un leader "carismatico" e incontrastato che oltretutto aveva stretto un patto di amicizia personale oltre che istituzionale con il nostro capo del governo.

E così oggi i libici controllano il 7,5% dell'azionariato dell'istituto di credito di Piazza Cardusio: la Libia è il primo azionista di Unicredit Group.

Da qui il motivo per cui il titolo in borsa è stato così duramente colpito dalla rivolta scoppiata in Libia e in qualche modo ne sconterà le conseguenze ai prossimi consigli d'amministrazione.

L'emergenza Libia

Questa la storia sino a pochi giorni fà, ma non è finita qui perchè, in conseguenza alla sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta contro Gheddafi, il 27 febbraio 2011 l'ONU ha ratificato in fretta e furia una risoluzione che ha disposto il blocco dei beni di Muammar Gheddafi, dei quattro figli maschi e dell'unica figlia femmina, il divieto di trasferirsi all'estero per l'intera famiglia e i dieci principali membri dell'entourage del dittatore. Le sanzioni prevedono anche l'embargo delle armi alla Libia. Inoltre l'unanimità dei 15 membri del consiglio di sicurezza dell'ONU ha chiesto il deferimento del governo libico al tribunale dei crimini di guerra, affinché indaghi su possibili crimini contro l'umanità.

Giovedì 3 marzo 2011 la Comunità Europea ha adottato il provvedimento dell'ONU mediante la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione di analoga disposizione. Così il blocco dei beni di Gheddafi è teoricamente entrato in vigore in tutti i paesi CE. In realtà la disposizione per essere operativa in ciascuno stato CE deve essere recepita da rispettive legislazioni nazionali.

La realpolitik di Unicredit e del governo italiano

«Stiamo seguendo con attenzione la situazione, anche alla luce della recente risoluzione delle Nazioni Unite» questa la laconica dichiazione ufficiale da Piazza Cardusio che fa presagire molto più di quanto sia stato detto.

E in effetti già USA, Svizzera, Gran Bretagna e Spagna hanno messo in pratica la risoluzione dell'Onu congelando tutti i beni del dittatore libico sotto la loro giurisprudenza.

Anche il governo italiano potrebbe adeguarsi a giorni o a ore mettendo in freezer l'intera quota o più probabilmente una parte (2,5%) della partecipazione libica in Unicredit sebbene non risulti di proprietà diretta della famiglia Gheddafi.

Oggi Il Sole 24 Ore riporta che il governo sta analizzando gli strumenti da adottare tempestivamente per mettere al riparo da manovre fraudolente del regime di Gheddafi le società italiane partecipate dello stato libico.

Comunque andrà a finire, ora è chiaro a tutti che il matrimonio Unicredit-Libia non si doveva fare.

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Titolo: Unicredit Libia: la crisi libica si riversa sul primo gruppo bancario italiano dove i libici sono i primi azionisti | Pubblicato domenica, 27 febbraio 2011 | Sezione: Finanza | Commenti (5) | Trackback (0) | Tag: unicredit, unicredit-libia, crisi unicredit libia, emergenza unicredit libia, rivolta libia, libia, crisi libia, emergenza libia, news, crisi | Segnala | OKNOtizie | |  del.icio.us |  Facebook


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