Banca Etruria, Marche, CaRi Ferrara e Rieti: la verità che quasi nessuno dice sul salvataggio

Onore e fama a un raro italiano che antepone l’interesse dalla comunità al proprio. Sì, mi rendo conto che sia scomodo e impopolare, la verità l’ha scritta il Signor Paolo Filippini in questo semplice tweet:

Robe da non credere, vero? Ma ancor di più ciò che seguirà…

Cosa è successo?

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Tra un selfie, un gelato e una partita alla playstation Renzi ha varato il decreto salva banche. Il decreto di salvataggio riguarda: Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria, Cassa di Risparmio di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara.

Banche contabilmente fallite già da anni ma tenute in vita col respiratore artificiale sino ai nostri giorni.

In realtà le 4 banche non sono state realmente salvate, anzi sono state dichiarate fallite, ma allo scoccare della mezzanotte di domenica dalle loro ceneri sono rinate le rispettive banche fenice: stesse identiche banche con la dicitura “Nuova” davanti al nome.

Del tutto identiche? Non proprio, in realtà oltre al nome le uniche cose ad essere state salvate sono i loro dipendenti e il denaro contante depositato sui conti corrente delle quattro banche fenice. Mentre gli euro dei risparmiatori investiti nelle azioni e nelle obbligazioni delle quattro banche fallite sono andati in fumo.

Una vera tragedia per molte famiglie che hanno investito parte o addirittura l’intero risparmio di una vita sui loro mortiferi strumenti finanziari.

Un pensionato è giunto alla disperazione più assoluta e si è suicidato.

Umana solidarietà

Ora tutti tronfi a dire che non è accettabile, che è una vergogna, che i risparmiatori devono essere tutelati, che il decreto salva banche è un’infamia tutta italiana, maledetto l’Euro e l’Unione Europea e via discorrendo…

Quasi tutto giusto se non fosse che  quelli che gridano allo scandalo sono esattamente gli stessi che non vogliono salvare le banche in crisi!

Botte piena e moglie ubriaca. Ogni volta ci troviamo allo stesso giro di boa. Il giorno della marmotta non tramonta mai in Italia.

Purtroppo i paladini dei risparmiatori non capiscono, o fanno finta di non capire, che se si lascia fallire una banca non solo vanno in fumo i soldi degli investitori e risparmiatori che ne detengono obbligazioni e azioni, anche il denaro depositato nei conti corrente, nei conti deposito e negli altri strumenti finanziari della banca vanno in fumo.

Per cui bando a demagogie e opportunistici populismi, chi sbaglia paga, ma partendo dall’alto e non dal basso come purtroppo sempre succede in Italia.

Conclusioni

In un paese civile dovrebbero pagare in solido gli amministratori e chi ha beneficiato della mala gestio delle quattro banche. Nel caso il denaro raccolto non fosse sufficiente a rifondere tutti i risparmiatori la differenza la dovrebbero mettere gli organi preposti al controllo mediante un opportuno fondo di tutela. Fondo di tutela finanziato non dai contribuenti pubblici ma dal sistema bancario come controparte all’attività di verifica e controllo super partes svolta.

Questo in un paese civile.

Banca Etruria, Marche, CaRi Ferrara e Rieti: la verità che quasi nessuno dice sul salvataggioultima modifica: 2015-12-10T14:09:36+00:00da giulia.gossip
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