Unicredit Libia: la crisi libica si riversa sul primo gruppo bancario italiano dove i libici sono i primi azionisti

unicredit-libia-crisi-rivolta-2011-group-azione-comunicato-stampa-11.jpgQuesto articolo si sarebbe anche potuto chiamare:

Libiacredit: il matrimonio che non si doveva fare

Una semplice ma coraggiosa domanda

In questa curiosa e bizzarra Italia del bunga-bunga nessun giornale nazionale, ne tantomeno alcun singolo blasonato giornalista, si è ancora posto questa semplice ma fondamentale domanda:

Perchè il primo azionista del più importante gruppo bancario italiano è la Libia?

L’umile autore di questo articolo non può certo ambire a rispondere al quesito gordiano. Tuttavia può dare il suo piccolo e modesto contributo alla causa, scomponendo l’ineffabile arcano in tre sotto-domande:

1) Perchè il primo azionista di Unicredit deve essere un fondo sovrano?

2) Perchè il fondo sovrano deve essere una nazione straniera?

3) Perchè la nazione straniera deve essere proprio la Libia?

Tre umili risposte

Ecco, proverò a dare la mia personalissima spiegazione a ciascuno di questi tre interrogativi:

1) Per dare stabilità e solidità a una compagine azionaria frazionata e dagli interessi contrapposti

2) Perchè la bunga-bunga republic ha sin troppi problemi sul fronte del suo debito pubblico per farsi carico in toto di un’eventuale crisi finanziaria del primo gruppo bancario italiano

3) Perchè la Libia sino a un mese fa appariva ai più come una nazione che navigava felice e placida nei petrodollari, desiderosa di espandere il suo colonialismo finanziario sino alle coste dell’italica nazione, che aveva da oltre 30 anni un leader “carismatico” e incontrastato che oltretutto aveva stretto un patto di amicizia personale oltre che istituzionale con il nostro capo del governo.

E così oggi i libici controllano il 7,5% dell’azionariato dell’istituto di credito di Piazza Cardusio: la Libia è il primo azionista di Unicredit Group.

Da qui il motivo per cui il titolo in borsa è stato così duramente colpito dalla rivolta scoppiata in Libia e in qualche modo ne sconterà le conseguenze ai prossimi consigli d’amministrazione.

L’emergenza Libia

Questa la storia sino a pochi giorni fà, ma non è finita qui perchè, in conseguenza alla sanguinosa repressione delle manifestazioni di protesta contro Gheddafi, il 27 febbraio 2011 l’ONU ha ratificato in fretta e furia una risoluzione che ha disposto il blocco dei beni di Muammar Gheddafi, dei quattro figli maschi e dell’unica figlia femmina, il divieto di trasferirsi all’estero per l’intera famiglia e i dieci principali membri dell’entourage del dittatore. Le sanzioni prevedono anche l’embargo delle armi alla Libia. Inoltre l’unanimità dei 15 membri del consiglio di sicurezza dell’ONU ha chiesto il deferimento del governo libico al tribunale dei crimini di guerra, affinché indaghi su possibili crimini contro l’umanità.

Giovedì 3 marzo 2011 la Comunità Europea ha adottato il provvedimento dell’ONU mediante la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione di analoga disposizione. Così il blocco dei beni di Gheddafi è teoricamente entrato in vigore in tutti i paesi CE. In realtà la disposizione per essere operativa in ciascuno stato CE deve essere recepita da rispettive legislazioni nazionali.

La realpolitik di Unicredit e del governo italiano

«Stiamo seguendo con attenzione la situazione, anche alla luce della recente risoluzione delle Nazioni Unite» questa la laconica dichiazione ufficiale da Piazza Cardusio che fa presagire molto più di quanto sia stato detto.

E in effetti già USA, Svizzera, Gran Bretagna e Spagna hanno messo in pratica la risoluzione dell’Onu congelando tutti i beni del dittatore libico sotto la loro giurisprudenza.

Anche il governo italiano potrebbe adeguarsi a giorni o a ore mettendo in freezer l’intera quota o più probabilmente una parte (2,5%) della partecipazione libica in Unicredit sebbene non risulti di proprietà diretta della famiglia Gheddafi.

Oggi Il Sole 24 Ore riporta che il governo sta analizzando gli strumenti da adottare tempestivamente per mettere al riparo da manovre fraudolente del regime di Gheddafi le società italiane partecipate dello stato libico.

Comunque andrà a finire, ora è chiaro a tutti che il matrimonio Unicredit-Libia non si doveva fare.

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La crisi in Libia si trasformerà in crisi in Unicredit. I libici sono i primi azionisti in Unicredit Group con il 7,5%, una quota più che sufficiente per influire sull’assetto societario dell’istituto di Piazza Cordusio.

Unicredit Libia: la crisi libica si riversa sul primo gruppo bancario italiano dove i libici sono i primi azionistiultima modifica: 2011-02-27T21:21:00+00:00da giulia.gossip
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6 pensieri su “Unicredit Libia: la crisi libica si riversa sul primo gruppo bancario italiano dove i libici sono i primi azionisti

  1. complimenti a tutta le democrazie del mondo per il loro tempismo allora anche loro vanno denuncia al tribunale internazionale del aja , e si perchè ci rendiamo complici di un reato criminale non facciamo niente ommissione di aiuto internazionale contro un genocidio cosi orribile ce da vergognarsi per la lentezza,e in modo che affrontiamo il problema, ricordiamoci la gente muore

  2. Ciao Lidia, il datore di lavoro è obbligato per legge a consegnare il cud ai propri collaboratori/dipendenti.Qui trovi il termine di consegna ai dipendenti:http://crisi-finanziaria.myblog.it/archive/2011/02/17/scadenza-cud-2011-termini-consegna-modello-11.htmlTu sei libera di fare la dichiarazione dei redditi mediante il modello unico e chiedere i rimborsi che ti spettano anche se non sei in possesso dei cud dei tuoi datori di lavoro. Tuttavia in caso di accertamento fiscale ti saranno chieste le certificazione dei compensi…ciaops: lo spirito della nostra comunità è quello di darsi una mano a vicenda, aiuta anche tu un lettore o segnala ad altri l’iniziativa tramite i tuoi blog, siti internet, social network (facebook, twitter, …) o con il semplice passaparola. Più siamo e più possiamo aiutarci a vicenda, grazie 🙂

  3. Buona sera, vi chiedo scusa ma ho un altro quesito, collegato ai due che già vi ho sottoposto, in merito alla possibilità di avere il rimborso delle spese mediche (scontrini parlanti, ricevute di prestazioni, ecc.) senza una busta paga su cui farlo arrivare: i miei ultimi due datori di lavoro non sono dell’idea di mandarmi il CUD 2011 relativo al lavoro svolto nel 2010, per cui mi chiedo se sono obbligata a “litigare” con loro per chiedere ciò che mi è dovuto oppure ne posso fare a meno nel momento in cui compilerò l’UNICO 2011. Mi auguro di essere stata sufficientemente chiara ma, qualora così non fosse, vedrò di spiegarmi meglio. Ancora mille grazie per il vostro utile servizio. L’augurio di una buona serata. Lidia

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